La
nascita di un seme in una palude insalubre, malsana. Larve di zanzare,
anguille, lumache. Gracidare orgiastico di rane alle prese con una
serenata al chiaro di luna.
La
carne del danzatore si fa luogo di una genesi in continua crisi. Il
corpo-vegetale trema si agita, è abitato da scosse che ne
mettono indubbio la sopravvivenza.
Il
corpo è attraversato dalla vita in tutta la sua drammatica
verità, si fa mezzo per rimembrare esistenza organica altra; in
bilico continuo tra vita e morte, fino al momento in cui la
verità organica della carne non emerge, luminosamente
consapevole.
Il
danzatore si fa varco tra due dimensioni. La sua carne è il
limite tra il dentro ed il fuori. Una terra di confine dove transitare
per potersi elevare, per poter andare oltre.
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Con geniale e ludica leggerezza che non annulla la complessità
dell'impegno, Pintus porta avanti le sue contaminazioni
di confini, nel costante rigore dell'esperire tutte le possibilità
dell'essere e del corpo, con la non frequente capacità
di creare realmente un luogo in cui performer e pubblico
sono testimoni e partecipi di un evento. Se la contestualizzazione
è lo strumento attraverso cui la sua ricerca si fa
creazione, il "puro desiderio di conoscenza",
con le parole dello stesso Pintus, spiegano il senso e la
natura della sua danza tendente alla totalità, alla
precisione esplosiva, al coinvolgimento assoluto di sé
e degli altri.
(Ax Panepinto, responsabile Art Stage - Fondazione Links)
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