MASAKI IWANA E LA
TRADIZIONE DEL "BUTO BIANCO".
"The intensity of
nothingness": un metodologia della danza
Da un punto di vista storico e geografico la danza Butoh
nasce in Giappone intorno agli anni Cinquanta.
Nonostante la forte carica polemica che la contraddistinse in origine,
venne coinvolta suo malgrado, in un contesto politico molto delicato.
N el dopoguerra il rinnovo dei rapporti diplomatici con il governo
americano aveva gettato il Giappone in uno stato generale di estremo
disagio e confusione. Giovani, artisti e intellettuali cominciarono a
manifestare segni di intolleranza, volendo riappropriarsi con urgenza
di una libertà e di una identità nazionali.
I tempi si mostravano maturi anche per una ribellione nell'arte, per
una revisione profonda dei suoi valori e dei suoi criteri. Si
trattò, almeno parzialmente, di dar voce ad un grido
esistenziale di più ampia portata, piuttosto che limitarsi a
comunicare un dissenso politico.
Al momento dell'apparizione della nuova danza, i primi tentativi
consistevano in rappresentazioni ibride tra la danza e il teatro. Erano
dei drammi muti o forse degli happening. Negavano la rappresentazione
estetica del movimento, tipico della danza accademica e convenzionale e
la dimensione narrativa e mimetica della realtà,
caratteristiche prevalenti del teatro ufficiale e del teatro
commerciale. Tatsumi Hijikata e Kazuo Ohno
sono gli iniziatori del movimento Butoh, coloro che rivoluzionarono i
territori di accesso al mondo della danza, attraverso una rinnovata
sensibilità, una nuova concezione del corpo. Partendo dal significato etimologico della parola
Butoh, si rintraccia una natura ancestrale, una potenza energetica
innata del corpo, che legittima l'atteggiamento dei fondatori nel voler
ritornare ad una naturalità e libertà del corpo
primitivo. Qualità, comportamenti istintuali, che sono stati
educati o che abbiamo dimenticato per adeguarci a delle convenzioni
civili e sociali.
Il corpo rubato a cui si riferisce il critico Ichikawa Miyabi,
l'esigenza di ritornare ad una natura primaria del corpo, di ritrovare
un antico accordo, un originario legame con la natura, riconoscere il
proprio ruolo all'interno del mondo fenomenico della materia organica,
secondo le intuizioni del critico Nario Goda; sono
queste le tematiche guida che ben sintetizzano i punti di partenza e
gli obiettivi del movimento Butoh.
Tatumi Hijikata e Kazuo Ohno ne delineano
una filosofia: il corpo è sorgente di energie vitali, che lo
muovono spontaneamente alla danza, ad una libera manifestazione di
un'esistenza fisica ed emotiva originaria, specifica per ogni
individuo. La differenza tra i due si stabilisce con l'individuazione
di un metodo da parte di Tatsumi Hijikata.
Un presupposto essenziale, che ha dato vita ad una genealogia della
danza Butoh e motivo sufficiente in se stesso, per il quale Hijikata
viene oggi riconosciuto come suo unico fondatore e suo indiscusso
teorico. Alla fine degli anni Settanta la nuova danza, il nuovo
pensiero filosofico, anagraficamente giapponesi, assumono la
configurazione di un vero e proprio fenomeno, dilagando in Europa e
oltreoceano, invadendo la cultura ed il sociale, proponendo un
azzeramento delle conoscenze tecniche passate, troppo classificatorie
ed unidirezionali. Si indaga il corpo in quanto mistero, luogo di
identità ritrovate: memorie, desideri, abitudini, e luogo in
cui le stesse si coagulano e si trasformano.
Con il Festival Butoh apertosi in Tokyo nel 1985, il
Giappone riaccoglie ufficialmente in patria, un figlio artistico
considerato a lungo illegittimo, ma consacrato agli occhi del mondo
intero come una delle avanguardie più intriganti del XX
secolo. La violenza, l'esasperazione espressiva degli artisti della
prima generazione, il desiderio prepotente di far esplodere ogni forma
codificata, convenzionale, artificiosa, avevano consacrato un corpo
libero, ma irruente, un corpo primitivo ma dissacrante e scandaloso, da
neutralizzare in terra madre. In territori altri, le premesse iniziali
del Butoh si modificano, si evolvono, soprattutto con la scomparsa
della sua colonna sacra.
Tatsumi Hijikata muore nel 1986, lasciando non
pochi interrogativi sulla futura esistenza e trasmissione della danza
Butoh. Da allora una qualsiasi discussione sul Butoh, passato o futuro
dovrà confrontarsi con il pensiero del fondatore. Una
personalità talmente incisiva, uno spirito talmente critico
e rigoroso da non poter esser sostituito molto facilmente.
(Alessandra
Cristiani )
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